.::Articolo della Rubrica Memorie dei Confratelli::.
Romano Zetti , 15/05/1937-09/04/2011

Delineare la figura di Romano non può prescindere dal riferisi alla Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo: 

4:3 Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie,
4:4 rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.
4:5 Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.

4:7 Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.
4:8 Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.


Sì perchè Romano e la sua famiglia hanno mantenuto in questa splendida vallata di Sommaia la Fede trasmettendo il messaggio di Cristo a molti anche qui presenti. Romano è stato infatti un TESTIMONE e quindi un Martire della Fede nella accezione greca. E, in tempi difficili, mentre molti tradivano la sequela di Cristo e, purtroppo, anche alcuni della compagnia la lasciavano, per seguire i démoni, il démone della superbia (che bisogno ho io di Dio?), il démone della Ideologia della giustizia sociale, il démone del Progresso, il démone della Accidia (la indolenza nelle opere della Fede e nel trascurare la Comunità, isolandosi e sfociando nella depressione) Romano ha testimoniato la sua fede nella difficoltà e con serenità e determinazione ha dato coraggio a tutti.
Romano è stato il Fedele del Salmo 128: 

1. Beato l’uomo che teme il Signore, chi nelle Sue vie sicuro cammina.
2. Mangerai il frutto del tuo lavoro, felice sarai nella gioia del bene.
3. Sarà la tua donna una vite feconda Nell’intimità della tua dimora.
4. e i tuoi figli, virgulti d’olivo siederanno lieti, con te alla mensa.
5. Così è benedetto chi teme il Signore; benedica te il Signore da Sion,
 

Romano dunque il Testimone
Romano dal suo letto di Ospedale, anzi dai suoi letti di Ospedale, quando lo andavo a trovare con lo sguardo al Crocifisso ha sempre ripetuto: “Affidiamoci a Lui” e poi Grazie, Grazie, Grazie. Questo grazie poteva essere solo espressione di gentilezza umana presente in lui in abbondanza, ma ripensando e meditando mi è parsa sempre più simile al “deo Gratias” della Messa e ben in accordo con quella delicatezza e rispetto di Dio di cui ci parla spesso il nostro Correttore Don Paolo. E quindi Romano ci manda a dire come affrontare il Passaggio: 

Affidiamoci a Lui e Deo Gratias 

quindi Messaggero anche per la nostra Confraternita, l' Angelo nella accezione greca.
Per Romano Testimone e Messaggero: 

Requiem Aeternam Dona Ei Romano
et Lux Perpetua Luceat Ei Romano
Reqiuescat Romanus in pacem
Amen

Data: 06/06/2011
Fonte: Confraternita
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